venerdì 14 gennaio 2011

Ciao Zinelabidine

C'è avenue Bourghiba in televisione, la strada principale di Tunisi. Non ci sono uomini con i baffi e il giubbotto di pelle nera che bevono caffé atroce, fumando sigarette e guardando il culo alle ragazze. C'è polizia, manifestanti, botte, rabbia. Il paese più sottomesso del mediterraneo si è svegliato, gli agnelli hanno tirato fuori i coglioni. Se mi avessero detto due settimane fa che Ben Ali sarebbe scappato come Mobutu, con tutto il suo codazzo di parassiti e mafiosetti da strapazzo, gli avrei riso in faccia. Ben Ali sembrava scolpito nel marmo, i capelli tinti intagliati nell'ebano.
La Tunisia ha avuto due presidenti dalla sua indipendenza: Bourghiba e Ben Ali, e un solo regime. Il cambiamento in Tunisia è sempre esistito solo ed esclusivamente nella retorica. Le Changement, o meglio le Renouveau, il nome del giornale del partito, versione maghrebina della Pravda sovietica.
Addio Ben Ali, portati dietro i tuoi sette di novembre,  le registrazioni delle mie telefonate, la tua moglie shampista, il viola (il colore presidenziale), le tue microspie e la tua faccia da Shrek che appariva sulle gigantografie ad ogni angolo di paese.
Stammi bene, ma non troppo.

lunedì 10 gennaio 2011

Dieci pillole di surrealismo

Guardare la televisione e vedere il mio nuovo gran capo Sepp Blatter spiegare l'utilità di organizzare la coppa del mondo in Qatar in inverno e poi girare canale e vedere il mio ex-gran capo Yves Daccord parlare di comunicazione nel mondo dell'umanitario assieme ad una giornalista e ad un fumettista.

Scoprire che la mia seconda missione "sul campo" sarà inaugurare un campo da calcio alle Seychelles e un altro alle Mauritius.

Cantare la "Ballata dell'amore cieco" assieme ad un tassista di Zurigo che mi porta al municipio.

L'apertura della borsa di Ventiane in Laos, con solo due società statali in listino.

Fare la doccia assieme a dieci colleghi dopo aver giocato a calcio e poi rimettersi la camicia ed andare ognuno nel proprio ufficio come se niente fosse.

Fare la foto ad un turista cinese assieme alla replica della coppa del mondo e spiegargli che quel giorno nessun giocatore famoso era nei paraggi.

La notizia sui tafferugli tra la polizia e gli uomini d'affari del Bangladesh arrabbiati per la caduta della borsa.

La Porsche lanciata a tutta velocità che inchioda per farmi attraversare le strisce pedonali. Ed io che mi stavo semplicemente guardando attorno e non ho neanche attraversato la strada.

Quando la gente ti parla di Langstrasse a Zurigo come se fosse un sobborgo malfamato di Guatemala City e poi ci vai e ti sembra al massimo di essere a Ginevra.


Guardare la BBC e leggere in sovraimpressione che tra le farfalle c'è alternanza nel ruolo della seduzione tra maschi e femmine (beati/e loro).

venerdì 7 gennaio 2011

Prostituirsi per una casa

Non ho mai pensato che affittare un appartamento a Zurigo costasse poco. Niente in Svizzera costa poco, neanche i kebab. Ma oltre a pagare un affitto con cui in Italia uno potrebbe pagarsi un attico con idromassaggio, c'è un altro problema. Ed il primo problema è proprio farsi dare l'appartamento anche se accetti il prezzo.
Uno penserebbe che si organizza la visita, si parla con il padrone di casa e se tutti sono d'accordo tu hai il tuo appartamento. Nein, hier wir sind in der Scweiz. Se vuoi un appartamento devi andarci durante le "ore di visita", ovvero i momenti in cui il padrone di casa la apre al pubblico. E non sei solo. Se ti va bene ci sono altre cinque o sei persone che girano per casa guardandoti in cagnesco (quanto guadagni tu? mi puoi fregare la casa? hai un passaporto comunitario? non mi dire che sei svizzero!). Il padrone di casa risponde alle domande, poi ti dà un formulario di iscrizione con cui tu ti metti in lista per poi sperare di essere il vincitore della lotteria.

lunedì 3 gennaio 2011

Zurich

Le strade sono vuote, il tram anche. Sembra domenica alle sei di mattina, eppure sono le otto e venti di lunedì. Dove saranno tutti? Chiusi in casa? Avranno paura del freddo? La crisi economica? I postumi dei bagordi di Natale?
Scendendo la scalinata per andare alla fermata ho visto arrivare il mio tram, il numero sei, direzione Zoo. Mi sono messo a correre come un pazzo e mi sono subito reso conto che o prendevo il tram o compravo il biglietto, non c'era tempo per fare l'uno e l'altro. Ho preso il tram, mi sono seduto guardandomi attorno. Tutto era pulito, la gente tranquilla, faceva caldo. Mi sono sentito bene. E un attimo dopo sono stato preso da un acuto malessere. Non era la paura di essere multato da impassibili gendarmi svizzeri. Era il senso di colpa per approffittare dell'efficientissimo sistema di trasporti pubblici di Zurigo. Al ritorno per compensare la mia impertinenza ho comprato due biglietti.

Quando sono tornato sfinito, mi sono messo a guardare la televisione. C'era la BBC e mi sono guardato un telegiornale che parlava della crisi in Costa d'Avorio, delle reazioni dei copti in Egitto e di una nave di migranti etiopi che si è rovesciata nel Mar Rosso. Poi ho girato sul TG1 e c'era un servizio sulle calorie del panettone, seguito da un'intervista ad un dietologo con il camice bianco che spiegava che bisogna mangiare il pesce e la carne con l'insalata, con un po' di pane.
Buon appetito

domenica 2 gennaio 2011

Ottimismo ferroviario

Una donna con in spalla lo zaino più grande del mondo. Quattro inglesi burrose con i capelli rossi. Un uomo grande che tiene in braccio un cane piccolo con il muso schiacciato. Gente con il trolley, altri con valige con le ruote. Passa un pachistano con un carrello stracarico di valige. Passa una comitiva con gli sci. Ragazze in minigonna: calze nere e seduzione. Nell'aria restano sospese parole in inglese, polacco, spagnolo, napoletano come gocce che non trovano la forza di cadere a terra. La stazione centrale il due di gennaio: più che la Milano da bere sembra la Milano che non ha ancora digerito il cenone di capodanno.
Degli schermi grandi come un campo da calcio mandano scene natalizie mute e posticce: luci, gioia, shopping. Tutto è splendente, tranne il cielo (grigio) ed il pavimento (sberciato).
Vanno tutti di fretta, chi non corre muore schiacciato dalla massa. In pochi stanno fermi, ma quelli che hanno scelto il marciapiede tra il binario 8 e il binario 9 hanno l'aria divertita. "Porca troia non è possibile!", "brutti figli di puttana bastardi", "cazzo che paese di merda!". Scopro con grande stupore che nell'Italia assuefatta al declino e ipnotizzata dalla melma televisiva c'è ancora un barlume di speranza, un angolo di paese dove l'indignazione è ancora possibile. Tra il binario 8 e il binario 9 c'è l'unica macchinetta obliteratrice funzionante della stazione centrale. Ci sono persone che sono partite dal binario 1 in cerca dell'illuminazione come i re magi. Molti la guardano come un miraggio, altri con il terrore che la lucetta rossa si accenda all'improvviso facendoli cadere irrimediabilmente in uno sconforto cosmico. Altri, invece, scoppiano in lacrime di gioia quando riescono a timbrare il biglietto. Uno si inginocchia e prega. I più se ne vanno di fretta imprecando contro le donne, il tempo ed il governo.
Purtroppo il mio treno arriva e devo abbandonare la macchinetta che è diventata inaspettatamente il principale centro di socializzazione della stazione più frequentata d'Italia, nel periodo più frequentato dell'anno. Quella macchinetta è l'unico posto in cui la vecchietta impellicciata ringrazia con un sorriso a ottanta denti il senegalese clandestino per averla aiutata a sopravvivere alla feroce rivalità della famiglia milanese con gatto persiano al seguito comodamente accoccolato in una gabbia rosa. La macchinetta ha fatto il miracolo. Il razzismo è diventato tolleranza, forse con un po' di pazienza l'acqua si tramuterà in vino ed il pane in cheesburger.
La macchinetta ci salverà (o forse ci ha già salvato).

sabato 6 novembre 2010

Fatti e statistiche

Piccolo riassunto del viaggio Guatemala-Argentina attraverso cifre e altre amenità.

Cifre:
- Giorni di viaggio: 176
- Numero di alberghi/ostelli/lodge/rifugi utilizzati: 79
- Media permanenza in un solo posto: 2,2 giorni
- Periodo più lungo in un solo posto: 7 giorni (Corn Islands in Nicaragua e Paraty in Brasile)
- Periodo più corto in un solo posto:  12 ore (Comayagua in Honduras)
- Bus presi (solo extraurbani): 109
- Aerei presi (include a/r e connessioni): 13
- Barche/navi/ferry: 21
- Notti passate in bus/aereo: 8
- Totale mezzi di trasporto utilizzati: 15 (bus, minibus, macchina, bicicletta, moto, risciò a pedali, risciò a motore, nave, canoa, kayak, barca a motore, ovovia, cremagliera, teleferica, aereo,.........)
- Notti passate in sacco a pelo: 4
- Notti in passate in amaca: 8
- Libri letti: 8
- Sudoku fatti: 65
- Valute utilizzate: 10
- Italiani incontrati: 6
- Peso dello zaino: 14 Kg
- Chilometri guidati: 0
- Furti subiti: 3 (10 dollari in un lodge in Honduras, sandali a Paraty in Brasile e occhiali a La Paz in Bolivia)
- Infrazioni commesse: 2 (ostello schifoso non pagato a Sorrento in Colombia e "bus" di ritorno ridicolmente caro non pagato al Parco Corcovado in Costa Rica)




Il posto più...
- Caldo: Granada (Nicaragua)
- Freddo: Quilotoa (Ecuador)
- Alto: 6088 Huayna Potosi (Bolivia)
- Centrale: Mitad del Mundo (Quito, Ecuador)
- Orientale: Olinda (Brasile)
- Occidentale: Galapagos (Ecuador)


Il(la) miglior(e)...
- Tramonto: Jericocoara (Brasile)
- Alba: Amazzonia (Brasile)
- Cielo stellato: salar di Uyuni (Bolivia)
- Centro storico (eccetto Cartagena): Potosi e Sucre (Bolivia)
- Paese: Mompox (Colombia)
- Città: Rio de Janeiro (Brasile)
- Parco nazionale: Corcovado (Costa Rica)
- Cibo: Chez Marine a San Josè (Costa Rica)
- Vino: Chez Paolino a Guatemala City
- Cinema: Otavalo (Ecuador) e Cali (Colombia)
- Musica: Panama City (Panama)
- Paesaggio: salar di Uyuni (Bolivia)
- Spiaggia: Corn Islands (Nicaragua)
- Mare: Utila (Honduras)
- Albergo: Tarija (Bolivia)
- Sito archeologico: Tikal (Guatemala)
- Vulcano: Cerro Chiripò (Costa Rica)
- Avventura: 5 giorni di camminata al Mirador (Guatemala)
- Aeroporto: Quito (Ecuador)
- Metropolitana: Medellin (Colombia)
- Trek: Nebaj (Guatemala)


Il(la) peggior(e)...
- Albergo: Comayagua,  (Honduras), alias "the shithole"
- Tassista: San José (Costa Rica), un vero bastardo: mi ha fatto pagare otto volte il prezzo
- Cibo: El Mirador (Guatemala), sugo con salsa di pomodoro aromatizzata al pollo e ai gamberetti
- Viaggio in bus: Samaipata-Sucre (Bolivia), peggio di così è molto difficile
- Viaggio in aereo: Manaus-Santarém-Belém-Sao Luis (Brasile), iniziato alle quattro di mattina e finito alle dieci
- Viaggio in barca: da Little Corn Island a Big Corn Island (Nicaragua), la doccia non serve


Statistics man

martedì 2 novembre 2010

Il viaggio é finito


E' finito. Non devo piú rifare lo zaino, né scoprire da dove partono i minibus per qualche destinazione, né dov'é il mercato. Non devo trovare una stanza d'albergo, non devo piú cercare una lavanderia a chilo, né cercare un posto economico dove mangiare. Non ci saranno piú mappe da consultare, viaggiatori da interrogare, serate sociali con perfetti sconosciuti. Non ci sará piu' il troppo caldo o il troppo freddo, notti insonni nei bus, il vicino di letto che russa, il tassista che ti fa la cresta, la coppia francese che va in panico perché ha paura anche dell'aria che respira. Niente piú ghiacciai da scalare, vulcani da conquistare, spiagge per dormire, animali da andare a scovare. Niente piú percussioni che suonano per strada, venditori che salgono sui bus, amigos che ti propongono di tutto. Basta crema solare, cappellino, scarpe da montagna. Finito quel senso di estraneitá nell'arrivare in un posto sconosciuto e anche quello di familiaritá dopo qualche ora che cammini per delle strade ormai tue. Niente succhi di frutta fresca bevuti nei baracchini agli angoli di una piazza, né pollo e riso, né fagioli, né zuppe calde con zampe di gallina che escono dal piatto. Nono ci saranno piú piatti sconosciuti (quasi sempre nomi diversi dati alla trippa) che si masticano con i denti che non hanno il coraggio di toccarsi. Non ci saranno piú isreliani rumorosi, coscienziosi tedeschi che sottolineano la guida come fosse un libro di testo, americani che non riescono neanche a dire gracias, francesi che devono intellettualizzare anche la carta igienica. Niente piú post sul blog, ricerche su internet per trovare un posto da dormire o per comprare un biglietto aereo.
Questa è l'Italia, il posto che chiamo casa. Come sempre, ogni volta che torno la trovo piu' triste, piu' ripiegata su se stessa, un po' incarognita, ma per il resto uguale a se stessa. L'ultimo scandalo sessuale sembra scorrere sulla pagine dei telegiornali come una lacrima nella pioggia che cade senza interruzione da quando ho messo piede a terra all'aeroporto di Venezia. Quella stessa pioggia che non è caduta quasi mai in circa sette mesi di vagabondaggio.
Mentre una nuova giornalista del TG1 spiega che è meglio essere puttanieri che gay, ripenso ad una poesia di Kavafis:

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
- devi augurarti che la strada sia lunga,
- fertile in avventure e in esperienze.
- I Lestrigoni e i Ciclopi
- o la furia di Nettuno non temere,
- non sara` questo il genere di incontri
- se il pensiero resta alto e un sentimento
- fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
- In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
- ne’ nell’irato Nettuno incapperai
- se non li porti dentro
- se l’anima non te li mette contro.

- Devi augurarti che la strada sia lunga.
- Che i mattini d’estate siano tanti
- quando nei porti - finalmente e con che gioia -
- toccherai terra tu per la prima volta:
- negli empori fenici indugia e acquista
- madreperle coralli ebano e ambre
- tutta merce fina, anche profumi
- penetranti d’ogni sorta; piu’ profumi inebrianti che puoi,
- va in molte citta` egizie
- impara una quantità di cose dai dotti.

- Sempre devi avere in mente Itaca -
- raggiungerla sia il pensiero costante.
- Soprattutto, non affrettare il viaggio;
- fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
- metta piede sull’isola, tu, ricco
- dei tesori accumulati per strada
- senza aspettarti ricchezze da Itaca.
- Itaca ti ha dato il bel viaggio,
- senza di lei mai ti saresti messo
- sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

- E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
- Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
- gia` tu avrai capito cio` che Itaca vuole significare.





Ulisse